L'House music negli anni ottanta
Gli anni ottanta
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L'affermazione della musica da discoteca si è avuta anche grazie al mestiere del "disc jockey" (o "dj"). Questa nuova figura, che nello studio di produzione affianca la sua esperienza e la sua conoscenza della musica a quella del musicista, ha creato fin dai primi anni ottanta, un nuovo modo di concepire la musica da discoteca.
Se la disco music era prevalentemente suonata dal vivo da vere e proprie orchestre, mentre la musica elettronica dei grandi come Giorgio Moroder, Vangelis e Kraftwerk usciva da macchine come i moog, negli anni ottanta i dj iniziano non solo ad usare suoni generati dai sintetizzatori, ma a fonderli con spezzoni campionati dai dischi del passato e con nuovi elementi vocali.
Anche la Synthpop/New Romantic, nata tra i fine anni settanta e i primi anni ottanta, svolse un importante ruolo nello sviluppo della musica Pop Elettronica, con gruppi come Depeche Mode, Eurythmics, The Human League, Kraftwerk, Soft Cell, Ultravox e molti altri.
Negli anni ottanta quindi si iniziano a definire le suddivisioni tra generi di musica dance, dal filone house e techno della scena di Detroit e Chicago a quella europea ed italiana, meno legata al clubbing e più alla radiofonia ma comunque molto seguita dai clubbers.
Dalle innovazioni portate da nomi come Frankie Knuckles (pioniere della house music), in Europa si iniziano a comporre vere e proprie canzoni con il classico schema strofa-ponte-ritornello, ripreso dal mondo del pop-rock.
Si hanno così dei prodotti pop che funzionano bene nelle discoteche provenienti dalla scena statunitense ed anglosassone (ma che non fanno parte realmente della musica dance): si ricordano i successi di Michael Jackson, Madonna, Whitney Houston, Kylie Minogue e gli inglesi Depeche Mode, Erasure, Pet Shop Boys e Talk Talk. Si assiste anche all'esplosione del fenomeno della cosiddetta "italo-disco", la quale riscuoterà successo fino in America Latina e Giappone. Gli artisti di rilievo sono Savage, Kano, Gazebo, P. Lion, Ryan Paris, Righeira, Baltimora, Sandy Marton, Tracy Spencer, Ivana Spagna, Sabrina Salerno e Den Harrow.

Verso il periodo a cavallo fra l'86 e l'87 si assiste ad una svolta: la dance orecchiabile e canticchiata dalla massa popolare, torna in secondo piano mentre nei club iniziano a dominare house e techno. Si fa risalire infatti al 1986 la nascita ufficiale della House music come viene intesa ancora oggi e quindi della Club Culture. S'inizia ad assistere al fenomeno della nascita di grandi locali (spesso si tratta di vecchi edifici industriali) che propongono una musica alternativa e poco trasmessa dalle radio. La gente che frequenta questi ambienti è motivata non più dai potenziali incontri casuali che caratterizzavano le discoteche degli anni settanta e primi anni ottanta bensì dalla musica che viene suonata. I principali successi sono caratterizzati essenzialmente da sonorità elettroniche e testi ridotti a semplici messaggi: Your Love di Frankie Knuckles (1986), Jack Your Body di Steve "Silk" Hurley (1986), Move your Body di Marshall Jefferson (1986), Pump up the Volume dei M.A.R.R.S. (1987), Work it to the Bone (1987-88) di LNR, Theme From S-Express degli S-Express (1988),Turn Up The Bass di Tyree Cooper (1989), Rock to the beat di Reese & Santonio, Big Fun o Good Life degli Inner City, Who Is In Da House dei Beatmasters e Pump up the jam (1989) dei Technotronic sono i principali successi del genere.
Nell'ottica delle sonorità più da radio che da club, l'Italia si distingue con progetti dal grande impatto come Black Box ( "Ride on time" ), 49ers, Dj H e Cappella che riescono a sfondare nei mercati di tutto il mondo ed a entrare nelle classifiche inglesi, riconosciute come le più selettive d'Europa. Da citare inoltre i Technotronic, dal Belgio, con la celebre "Pump up the jam" che nel 1989 arriva alla seconda posizione dei singoli più venduti negli Stati Uniti.
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